L'Idea Originaria

Come promesso nel precedente articolo (Unìsono e malattia), proviamo a sondare quale potrebbe essere il progetto dell’Intelligenza Creatrice universale alla base della nostra presenza su questo pianeta. Per trattare un tema così astratto – e, in un certo senso, inafferrabile con la ragione – partiamo da qualcosa di piuttosto concreto (e mi scuso in anticipo per le generalizzazioni che sarò costretto a fare).

C’è una diversità strutturale tra un sasso e una pianta? Direi che è sotto gli occhi di tutti: a differenza di un sasso una pianta ha una certa vitalità, una (seppur molto ridotta) capacità di movimento, una sensibilità che le permette di intessere relazioni con altre piante e con vari altri esseri che la abitano o la circondano …
Ora osserviamo gli animali: come le piante hanno vitalità, capacità di movimento, sensibilità, ma sono anche dotati della possibilità di provare emozioni e bramosie, assenti sia nel mondo vegetale che in quello minerale.
E gli esseri umani? Hanno – chi più chi meno – vitalità, capacità di movimento, sensibilità, emozioni, bramosie … e infine pensiero, elemento indispensabile all’evoluzione della coscienza. Ecco, la coscienza individuale è una proprietà essenzialmente umana.
Se osserviamo le cose da questa angolazione, possiamo dunque immaginare che il “movente” della presenza della specie umana sulla Terra sia in qualche modo legato a qualcosa che ha a che vedere con la coscienza e la sua trasformazione.

Cos’è la coscienza? Oggi molti si stanno interrogando per definirne la natura. Penso di non dire un’assurdità se la definisco “la capacità di percepire noi stessi in relazione con il mondo”.
Come vedete, siamo in generale ancora molto lontani da questo tipo di coscienza. La specie umana sta ancora traversando la fase in cui l’individualità è confusa con l’egocentricità. In realtà individuo significa indivisibile, unitario, integrale. La nostra percezione della separazione – io non sono te – non ha nulla a che vedere con la vera individualità, è una nefasta conseguenza del non appartenere più a una specie guidata da uno spirito di gruppo – come gli animali, per esempio – e non ancora a una specie veramente autonoma e libera.
C’è molto da fare, in questo senso.
Il lungo viaggio dell’essere umano nel corso dei millenni, che spazia tra la condizione minerale, vegetale, animale e umana, è proprio ciò che Aurobindo definì meravigliosamente come l’avventura della coscienza.
Tra un uccello che segue le meravigliose evoluzioni del suo stormo – ma non è consapevole di ciò che sta facendo – e un essere umano pienamente responsabile del suo agire, sia verso sé stesso che verso il contesto in cui si trova, c’è una lunga fase da attraversare, che passa attraverso errori di una gravità terrificante, come la storia dell’umanità testimonia.
Ma non v’è altra strada, purtroppo. Quanti errori ciascuno di noi ha fatto, quanta sofferenza ha generato, quanti danni ha arrecato – pur con le migliori intenzioni, il più delle volte – prima di imparare a vivere in armonia con l’insieme a cui appartiene?! E quanti ancora ne faremo!
Questo vale per ciascuno di noi in particolare, e a maggior ragione per la specie umana tutta.
C’è molto da fare.
La buona notizia è che siamo strutturati per farlo, ciascuno nel proprio ambito. Imparando a discernere ciò che osserviamo (dentro e fuori di noi), anelando a trasformarci, accettando di cambiare quegli elementi del nostro carattere che ostacolano l’armonia dell’insieme, praticando tutto questo ogni giorno e aprendoci a ciò che è veramente nuovo nella nostra vita.

Prima di terminare però credo vada detto qualcosa su come l’Intelligenza Creatrice universale ha dato origine a tutto questo. Prendo allora a prestito alcune parole del prologo del Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo (la Parola, il Suono, la Vibrazione) … tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In Lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini”.
Si parla qui della Creazione, e proviamo a immaginare che tutto questo sia accaduto anche dentro di noi, all’alba dei tempi. Cioè che la nostra vita (in Lui era la vita) proceda da una vibrazione originaria, intorno alla quale si sia condensata una certa quantità e qualità di materia organica.
Essa si trova dunque al centro del nostro sistema vitale e sta alla nostra esistenza materiale come il punto da cui parte il compasso per tracciare una sfera sta alla sua circonferenza. “Qualcosa” vive al centro di noi stessi – anche se “dietro le quinte” – ed è in relazione con tutto quanto si manifesta in superficie, sul palcoscenico della nostra esistenza.
Percepire noi stessi completamente, integralmente, significa quindi avere coscienza della relazione tra questa origine vibratoria e la sua “conseguenza”, la nostra personalità individuale.
Tale percezione, tale coscienza, ci apre inevitabilmente alla relazione con il mondo, poiché – secondo l’Insegnamento Universale – tutto il creato è “conseguenza” del Verbo, la stessa Vibrazione Originaria che si declina in infinite multiformi variazioni.
E allora svanisce, come per incanto, l’illusione della separazione, e la nostra coscienza è trasportata verso la dimensione dell’UNO. Lì, al di là del bene e del male, dove gli opposti non hanno più alcuna ragion d’essere, regna una pace profonda.

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