Unìsono e malattia
Nel 1614 la Fraternità della Rosacroce – un cenacolo di sapienti che viveva intorno a Tübingen, in Germania – pubblicò la “Fama Fraternitatis”, un appello della Fraternità Universale ai capi di stato, notabili ed eruditi d’Europa, il primo di tre libretti che, a quel tempo, fecero molto scalpore (si contarono più di un centinaio di piccole e grandi pubblicazioni in loro risposta).
Nella prima pagina della Fama si dichiarava che “la fierezza e l’orgoglio dei dotti impediva loro di comporre di concerto un “librum naturae”, una norma di tutte le arti, nonostante tutto quello che veniva loro elargito alla loro epoca in termini di conoscenza”.
Cos’è che ci separa dal meraviglioso unìsono che permea il nostro stesso organismo?
Ricordate? Terminava così il precedente articolo di questo blog, (La prima comunità), e forse i Rosacroce del XVII secolo già conoscevano la risposta: la fierezza e l’orgoglio dei dotti, di chi crede di sapere e invece non “conosce”.
E allora proviamo – noi che non siamo dotti, ma siamo avidi di vera conoscenza – ad aprire il “librum naturae” – la norma di tutte le arti – e a osservare cosa accade quando l’individualismo, la fierezza e l’orgoglio prendono il sopravvento, arrivando a influenzare sia la nostra esistenza personale che i processi di sviluppo della società in cui viviamo.
Iniziamo dal corpo.
Cosa accade quando una cellula smette di “agire di concerto” con il resto dell’organismo? In molti casi nasce un fenomeno tumorale. I motivi per cui la cellula sceglie di prendere questa “strada” possono essere svariati e non voglio trattarli in questa occasione (anche se molto frequentemente la causa scatenante ha a che vedere con la paura per l’esistenza, conscia o inconscia).
Il fatto evidente è che, interrompendosi la relazione armonica tra la cellula e la “formula vibratoria” centrale dell’essere (il fondamento della comunità organica del nostro corpo), essa comincia a svilupparsi in modo autonomo e soprattutto incontrollato.
Le terapie oncologiche sono per lo più centrate sulla soppressione della “proliferazione cellulare ribelle”, sia attraverso operazioni chirurgiche che con farmaci o radiazioni. Ma questo non incide di per sé sul possibile ripristino dell’unìsono di tutto l’organismo, del riallineamento alla formula vibratoria centrale dell’essere (penso sia per questo che alcuni malati di tumore guariscono e altri no, a prescindere dalla terapia oncologica utilizzata).
Non è difficile fare un parallelo tra queste dinamiche naturali osservabili nel corpo e quanto avviene da sempre nella civiltà umana: imprese molto importanti, ispirate da idee straordinarie che mettevano in moto grandi sentimenti unitari in molti esseri, si sono poi corrotte a causa di alcuni elementi che hanno anteposto il loro tornaconto personale, e sono sfociate infine in situazioni del tutto opposte all’idea originaria.
La storia dell’umanità insegna, a chi vuole imparare.
E allora ecco che fa capolino, tra queste righe, la “domanda delle domande”: qual è l’idea originaria alla base dell’esistenza degli esseri umani sulla Terra?
Noi ci troviamo in una dimensione esistenziale circolare, sia spaziale che temporale: viviamo infatti su un pianeta sferico (se camminiamo a oltranza sulla superficie terrestre torneremo al punto di partenza) e il tempo trascorre, solo per fare un esempio, all’interno del susseguirsi ritmico e costante delle stagioni.
Non è quindi così strano pensare che, se arriviamo a comprendere l’origine dell’esistenza, si rivelerà a noi anche il fine. Poiché in una dimensione circolare origine e fine coincidono!
Ecco perché “qual è l’idea originaria alla base dell’esistenza dell’essere umano sulla Terra?” è la domanda delle domande!
Potrebbe sembrare un discorso troppo astratto, un po’ troppo filosofico, vero?! E allora limitiamoci a questo, per ora: iniziamo a indagare con cuore e ragione sul movente della nostra incarnazione nella materia. Cerchiamo di percepire e di osservare le linee direttrici della nostra vita, di portare alla luce della nostra coscienza il perché e l’affinché, l’idea originaria e il destino (la destinazione). Allora si rivelerà inevitabilmente anche il percorso, la direzione, il senso della nostra vita.
Questo possiamo farlo tutti, se gli destiniamo un po’ del nostro tempo e della nostra energia. E se non tutti, sicuramente alcuni.
Per chi non si spaventa dell’approccio filosofico che ho solo sfiorato, la prossima volta proveremo a indagare insieme sull’Idea Originaria.