La prima comunità

Sono in metropolitana, mi guardo intorno: su dieci persone otto hanno lo sguardo chino sul telefono, una legge un libro, una sembra vagare con il pensiero lontano da qui. Tante uova chiuse. Eppure stiamo viaggiando insieme, forse scenderemo alla stessa fermata, forse andremo nello stesso posto …
Apro il computer, entro nel web, tutte le informazioni del mondo sono lì, a portata di click, sono connesso con tutto e tutti … ma sono solo.
Andare a vedere un film al cinema? Perché mai? Posso vederlo a casa, comodo comodo sul mio divano. Magari da solo, perché no?!
Alla riunione di condominio non ci vado, tanto è un delirio, una cacofonia. E finisce sempre male, ciascuno cerca di tirare acqua al suo mulino calpestando tutti gli altri.

Sì, siamo (apparentemente) connessi con tutto il mondo ma (in realtà) soffochiamo nella solitudine, sempre più avulsi dal contesto che ci circonda, a volte così assorbiti da ciò che facciamo – per sopravvivere o per svagarci – da non avere nemmeno il tempo di accorgercene. Ma appena ci fermiamo, appena intorno a noi si crea un momento di apparente silenzio, non occupato da qualche musica diffusa nell’ambiente o dal “rumore” delle nostre stesse attività, ecco che questa sconcertante sensazione si ripresenta.
Le cosiddette comunità di cui facciamo parte – la famiglia, l’ambiente di lavoro, la cerchia degli amici e delle amiche – sono in gran parte centrate su “convenzioni”, regolate da accordi, detti e non detti, che ne garantiscono la sopravvivenza.
Finché dura. Ma ormai la famiglia dura poco, l’ambiente di lavoro è sovente impregnato di ipocrisia e arrivismo, gli amici sono tali solo finché un interesse comune li lega.
Nella civiltà attuale l’idea stessa di comunità sembra un’utopia.
Eppure …

Ogni giorno noi – tutti, nessuno escluso – siamo a stretto, strettissimo contatto con un perfetto esempio di comunità: il nostro corpo. Non ce ne rendiamo conto pienamente solo perché moltissime funzioni del nostro organismo avvengono in modo automatico, quindi per noi inconsapevole.
Pensate per esempio agli innumerevoli scambi chimici che avvengono durante l’assimilazione del cibo, regolati dal nostro metabolismo, il quale risponde a sua volta a una “formula” che è specifica per ciascuno di noi, una formula vibratoria che è nostra e solo nostra (sebbene sia compresa all’interno di certi parametri).
Questa formula vibratoria si esprime in tutto ciò che ci caratterizza, fa di noi degli esseri unici, e intorno a essa “ruota” – se così possiamo dire – tutto il funzionamento del nostro organismo.
Quando l’organismo è pienamente sintonizzato su questa vibrazione centrale, noi ci sentiamo bene, il corpo funziona in modo tale che neanche ci accorgiamo di lui …
Quando qualcosa disturba la comunicazione tra questa formula centrale e qualche aspetto periferico, qualche organo, qualche arto, il nostro corpo si ammala, non ci sentiamo bene … cioè “non sentiamo bene noi stessi”, in quanto è sopravvenuto un disturbo nella relazione tra il nostro corpo e quella vibrazione che si trova al centro di noi stessi.

Proviamo per un attimo a raffigurarci l’insieme delle cellule del nostro corpo, le quali si muovono tutte – incredibilmente – all’unisono ! Sono milioni e milioni di cellule che rispondono tutte, contemporaneamente, a una formula centrale molto specifica, la nostra! E la maggior parte di loro – la quasi totalità – agisce senza consultarci, senza che dobbiamo minimamente intervenire per regolare e coordinare il loro funzionamento, per stabilire chi deve fare cosa, e quando, e come.
Riuscite a cogliere la straordinarietà di una cosa del genere?
Per noi esseri umani, che a volte facciamo grande fatica ad andare d’accordo in due, osservare come milioni e milioni di esseri viventi possano agire all’unisono è qualcosa di incredibile! Sembra un miracolo.
La Natura funziona d’altronde per comunità: basta guardare uno stormo di uccelli che volteggiano nel cielo, o indagare su come comunicano le piante sottoterra, o ammirare la perfetta armonia di un alveare …
E allora perché noi umani, che siamo di gran lunga la più articolata e sofisticata espressione di un organismo vivente, ci muoviamo nella vita come esseri isolati? Cos’è che ci separa?

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