Accendere la luce

Come risposta al mio precedente articolo, “Coscienza e credenze”, molti amici e amiche mi hanno chiesto come si fa ad accendere la luce, per poter andare in cantina – nel nostro subconscio, dove si trova il “campo di credenze” così determinante per la nostra esistenza – e riuscire a vedere qualcosa.
Mi viene in mente un bellissimo passo di Mabel Collins, estratto da “La luce sul sentiero”, un testo teosofico dell’inizio del ‘900.
Considera il tuo cuore con somma attenzione.
Perché attraverso il tuo cuore viene l’unica luce che può illuminare la vita e renderla chiara agli occhi tuoi.
Ascolta il Canto della Vita .
Ricercalo e ascoltalo innanzitutto nel tuo cuore.
Comincerai forse per dire: «Non c’è; quando cerco non trovo che dissonanza».
Cerca più profondamente.
Se di nuovo sei deluso, fa’ sosta, poi cerca più profondamente ancora.
Vi è una melodia naturale, una sorgente oscura in ogni cuore umano.
Può essere soffocata, totalmente celata e ridotta al silenzio.
Ma vi è.

Avete mai ascoltato il Canto della Vita dentro di voi? Il pulsare della vita, quella vibrazione inarrestabile che procede nonostante tutto, nei momenti felici e nei passaggi difficili, in ogni stagione della vita, quando siamo desti e quando dormiamo. Comunque. A prescindere da noi.
Cosa vive “dentro di noi” ma “a prescindere da noi”?
Cosa fa sì che ogni giorno, al nostro risveglio, noi abbiamo nuovamente la possibilità di esistere? Uno scienziato vi racconterebbe di una serie di reazioni chimiche e ormonali, ma chi o che cosa ha messo in moto tali reazioni? Qual è la causa prima?
Grandi Misteri, indubbiamente. Difficili da comprendere, in senso generale.
Ma, restando a noi, forse possiamo prendere contatto con la nostra “causa prima”, il motore della nostra incarnazione, del perché siamo qui, su questo pianeta, in questa situazione (familiare, sociale …), con questo carattere, con queste difficoltà che tendono a riprodursi con costanza.
Se è indubbio – anche uno scienziato sarebbe d’accordo – che la vita inizia (e finisce) con il battito del cuore, allora è logico che la ricerca della “causa prima” debba orientarsi verso il cuore, perché “attraverso il tuo cuore viene l’unica luce che può illuminare la vita e renderla chiara agli occhi tuoi”.
Accesa questa luce nella nostra coscienza, possiamo “scendere in cantina” e vedere un po’ cosa ci troviamo.

Quando pensiamo alla coscienza, la tendenza è quella di credere che essa sia una proprietà della mente, dell’intelletto. Ecco – ancora una volta – una credenza fuorviante!
La mente indaga, la coscienza accoglie. La mente scopre, la coscienza lascia emergere. La mente giudica, la coscienza osserva. È una falsa credenza l’associazione della coscienza con la morale, la coscienza non giudica, è la mente che giudica (sulla base dei suoi pre-giudizi, ovvero di altre credenze e condizionamenti).
Quando scendiamo in cantina, la luce che accendiamo dev’essere limpida, originale, non artificiale. Altrimenti non vedremo quel che c’è, ma solo quello che crediamo ci sia, quello che temiamo o ci auguriamo ci sia.
E se non riusciamo a osservare serenamente quel che c’è, non possiamo disinnescare il meccanismo magnetico che muove la “limatura di ferro” degli avvenimenti della nostra vita. Osservare per conoscere, non per giudicare.
In questi giorni di fine anno, dove accade di scambiarsi regali, concreti o metaforici, un mio amico lontano mi ha ricordato un passo del Vangelo di Tommaso, un testo apocrifo scritto nel IV secolo d.C. e ritrovato a Nag Hammadi nel 1945: “Se porterete alla luce ciò che è dentro di voi, ciò che è dentro di voi vi salverà. Se non lo porterete alla luce, ciò che non porterete alla luce vi distruggerà”.

Bene, dopo questa citazione un po’ tranchant (ma piuttosto veritiera), voglio terminare con un augurio: che il 2026 sia per ciascuno di noi l’occasione per fare un passo decisivo verso la conoscenza di noi stessi, perché … la conoscenza libera!

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